Benvenuti al Sud tra gusti antichi e scorci incontaminati

Un giacimento all’aria aperta di bello e di buono. L’oro bianco, la mozzarella di bufala da assaporare nei tanti caseifici tra Battipaglia e Capaccio. L’oro verde, il Parco nazionale e poi il tesoro del mare, da Acciaroli a Palinuro.

Il Cilento gode ancora oggi di ritmi lenti e gusti antichi, di scorci incontaminati e risate senza stress. Forse non è un caso che qui sia stato elaborato per la prima volta il concetto di Dieta Mediterranea “vari tipi di pastasciutta, ortaggi a foglia conditi con ilio di oliva, tutti gli ortaggi di stagione, spesso il formaggio, la frutta che conclude il pasto e il vino che lo annaffia”. Cosi la descriveva il suo scopritore. L’americano Ancel Keys, l’inventore della razione K dell’esercito USA, che da queste parti visse per 28 anni, e che studiando l’alimentazione della popolazione del Comune di Pollica ne intuì e divulgò i benefici a partire dal 1954.

Il Cilento è ancora oggi un giacimento all’aria aperta di bello e di buono. A partire dall’oro bianco, come viene chiamato il suo prodotto più famoso: la mozzarella di bufala.

I 30 km di strada statale che separano Battipaglia da Capaccio sono un susseguirsi di caseifici, artigianali o industriali, ognuno col suo spaccio di vendita diretta. Esperienza da provare perché, si sa, la mozzarella mangiata fresca e sul posto, ha tutto un altro sapore.

Dall’oro bianco all’oro verde, la natura incontaminata del Parco Nazionale, da esplorare passo dopo passo, un territorio poco noto ma ricco di borghi antichi e di eccellenze gastronomiche. Come i fichi bianchi cilentani, di inimitabile dolcezza, sia da freschi che da essiccati. O il carciofo di Paestum, più piccolo e saporito del romanesco. E poi il mare, acque di un azzurro intenso, puntualmente premiate con la Bandiera Blu di Legambiente. Da Acciaroli a Palinuro, forse la gemma più splendente, passando per le spiagge di Pisciotta e Marina di Camerota. Infine, niente mare ma storia ed emozione, a Paestum, l’antica Poseidonia: circondata da mura massicce, l’area archeologica abbaglia coi suoi templi perfettamente conservati, che al tramonto si tingono d’oro.

   (Articolo tratto da Repubblica 27 settembre 2012)